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L’Endoftalmite

Prima dell’invenzione degli antibiotici e dei disinfettanti, quando ancora non si conosceva la natura dei microrganismi, come batteri e virus, il rischio di sviluppare infezioni dopo gli interventi era molto alto.

Quando poi questo intervento riguardava l’occhio, come una vecchia operazione di reclinatio per trattare una cataratta, la possibilità di perdere la vista – o addirittura di morire – era decisamente concreta.

Questo a causa dell’endoftalmite. Una grave infezione che colpisce una o più parti dell’occhio e che se non curata può mettere a repentaglio anche la vita del paziente.

L’endoftalmite è ancora oggi un rischio calcolato per lo specialista che deve operare, e rappresenta la prima cosa che va assolutamente scongiurata in ogni modo, proprio a causa della gravità di questo tipo di complicazione. Per questo tutto viene regolarmente sterilizzato, e disinfettato al meglio, medico e paziente compreso.

Una bestia nera.

Per un oftalmologo, un’endoftalmite è un vero e proprio incubo da trattare. Questo tipo di infezione infatti può essere causata da molteplici fattori che vanno individuati prima di tentare una cura. Può essere scatenata da un virus, da un fungo o da alcune tipologie di batteri che riescono in qualche modo a raggiungere l’interno dell’occhio. Quando ci riescono, questi corpi estranei colonizzano la zona e da lì iniziano a “conquistare” tutte le parti dell’occhio. Per lo specialista è quindi importante capire non solo qual è l’agente patogeno responsabile, ma anche come ci è arrivato.

Questo in una situazione in cui va trovata una cura nel minore tempo possibile, ben consapevoli che la scelta sbagliata può avere delle conseguenze. 

L’endoftalmite esogena.

La forma più frequente è quella esogena, ossia proveniente dall’esterno del corpo. Può accadere a causa, o a seguito, di un intervento chirurgico all’occhio o di un’iniezione intravitreale.

In questo caso il microrganismo riesce a penetrare all’interno dell’occhio attraverso un taglio chirurgico che si sta rimarginando o attraverso il foro di una siringa.

Ciò accade in particolare quando il paziente non segue i consigli del medico per una corretta profilassi post-operatoria: non mantenere l’area operata correttamente disinfettata può infatti scatenare complicazioni gravissime

Alcune endoftalmiti esogene possono essere scatenate anche da corpi estranei che penetrano nell’occhio: è infatti una preoccupazione comune per i militari che rischiano di essere colpiti agli occhi da dei frammenti durante una battaglia o in certe popolazioni dei paesi in via di sviluppo nel caso di infestazioni parassitarie.

L’endoftalmite endogena.

L’endoftalmite può essere di origine endogena, ossia proveniente dall’interno del corpo. Accade quando il microbo o il virus viene trasportato da una zona qualsiasi del corpo fino all’interno dell’occhio, attraverso la circolazione del sangue.

 Rispetto alla sua forma esogena è più raro, ma può succedere quando il paziente soffre già di un’infezione virale, batterica o fungina in un’altra parte del corpo, o in seguito ad operazioni chirurgiche non ben trattate in altre parti del corpo, come ad esempio dal dentista.

I sintomi.

I primi sintomi si verificano tra le ventiquattro e le settantadue ore dall’operazione chirurgica.

Il dolore è il primo segno che viene notato dal paziente, ma non è sempre collegato all’insorgenza di un’endoftalmite: più probabilmente è legato al recupero dell’operazione.

In questi casi lo specialista raccomanda sempre di presentarsi per un controllo post-operatorio per assicurarsi che non ci sia un’infezione in atto. 

Quando però questo dolore è accompagnato da un gonfiore delle palpebre, una forte fotofobia, un arrossamento della congiuntiva e un calo brusco della vista, è necessario presentarsi d’urgenza dallo specialista per un controllo. 

In ambulatorio.

Per controllare le condizioni dell’occhio lo specialista esaminerà l’occhio con uno strumento diagnostico chiamato “lampada a fessura” e farà un’ecografia oculare.

Il tempo e la precisione in questo caso sono essenziali per scongiurare un danno permanente alla vista: lo specialista dovrà infatti ottenere dei campioni dall’occhio e farli analizzare per capire la tipologia di infezione e la cura più efficace. 

Il trattamento.

Il trattamento con i farmaci è importante, ma ancora più essenziale per salvare l’occhio è sottoporre il paziente ad un trattamento chirurgico. 

Il paziente viene infatti immediatamente sottoposto ad un intervento di vitrectomia, da cui vengono prelevati i sopracitati campioni e, se necessario, alla rimozione del cristallino

Questo permette di rimuovere gran parte dell’infezione, ma per scongiurare del tutto il rischio di un nuovo peggioramento vengono iniettati direttamente nell’occhio i farmaci antibiotici adatti. 

Dopo la tempesta.

L’intervento chirurgico non risolve del tutto la situazione. Il paziente infatti dovrà essere molto preciso nell’applicazione regolare di pomate antibiotiche. Dovrà anche mantenere l’occhio più possibilmente protetto dagli agenti esterni grazie ad un patch oculare, una benda apposita, che va cambiata regolarmente

Cosa può andare storto.

Per quanto i casi siano fortunatamente sempre mantenuti a livelli minimi da quando esiste la medicina moderna, l’endoftalmite rimane un’infezione estremamente grave.

Questo perché, se non presa in tempo, può diventare una panoftalmite, ossia un’infezione dell’intero occhio che può danneggiare tutte le parti del nostro organo della vista, prima compromettendone il funzionamento in modo permanente, e poi mettendoci a rischio di perdere completamente l’occhio.

Può essere letale.

Se anche di fronte ad una dolorosissima panoftalmite il paziente si rifiuta di farsi operare, ad essere in pericolo non è più solo l’occhio.

È infatti solo questione di tempo prima che l’infezione si estenda attraverso il nervo ottico fino al cervello. Questo può causare una grave meningite con un alto rischio di mortalità.

Non solo. Un’infezione oculare di questa gravità può portare il paziente a sviluppare una metastasi dell’infezione. Questo aumenta sensibilmente di rischio di setticemia e un’alta probabilità di morire per le conseguenze.

Lo specialista salva la vita.

Quando il vostro specialista vi dà dei consigli post-operatori, anche se si tratta di un semplice intervento di cataratta o un’iniezione intravitreale, lo fa sia per garantirvi la migliore cura e il miglior recupero possibile, sia per salvaguardare la vostra salute.

Bastano davvero piccoli accorgimenti quotidiani, consigliati dal vostro medico, per evitare conseguenze catastrofiche, e, in alcuni casi, salvarvi la vita.