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La Facoemulsificazione

Prima della facoemulsificazione

Prima degli anni ‘70 la rimozione del cristallino era un intervento chirurgico doloroso e con un recupero lento.

Il cristallino era rimosso interamente insieme alla sua capsula, ciò richiedeva un’incisione estremamente ampia alla base della cornea, con lo svantaggio di una lenta rimarginazione della ferita e un corollario di disagi post-operatori anche gravi come infezioni, dolore intenso e necessità di rimanere a riposo per settimane in posizione rigorosamente supina.

Togliere il cristallino con l’intera capsula costringeva le persone, dopo l’intervento, ad indossare occhiali con lenti “a fondo di bottiglia” molto pesanti e antiestetiche.

Le lenti intraoculari (cristallini artificiali) non erano solo impraticabili, data l’assenza della capsula e di un modello adatto, ma non erano neppure ben viste dall’intera comunità medica dell’epoca.

Tutto ciò rendeva l’operazione alla cataratta particolarmente scomoda e poco vantaggiosa: la prospettiva di un lento e doloroso recupero e la minaccia di “fondi di bottiglia a vita” spingevano molti pazienti a scegliere di non operarsi e di tenersi la cataratta.

L’arrivo della facoemulsificazione, nella seconda metà del ventesimo secolo, ha dato inizio ad una vera rivoluzione. Oggi la tecnica chirurgica è semplice, veloce e con pochissimi effetti post-operatori.  Inoltre le lenti intraoculari si sono evolute per garantire una visione nitida a tutte le distanze di osservazione.

Ma cos’è la facoemulsificazione?

Una soluzione molto semplice

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La facoemulsificazione è una procedura chirurgica che sfrutta gli ultrasuoni per rimuovere il cristallino in modo semplice, veloce ed efficiente. Tramite un dispositivo, detto facoemulsificatore, si frammenta il cristallino in piccole porzioni per poterle rimuovere una ad una senza dover estrarre l’intera struttura, compresa la capsula. Ciò permette al chirurgo di operare attraverso un’incisione di pochi millimetri e di lasciare integra la capsula. Questo permette di inserire una IOL pieghevole in totale sicurezza.

Operare attraverso un’incisione molto piccola accelera i tempi di recupero, senza punti di sutura, e senza dolore.

I vantaggi per il paziente

La facoemulsificazione ha trasformato un’operazione invasiva in un’operazione microinvasiva. E’ stato un passo molto importante per la medicina, ma ancor più per il paziente, che non si trova più costretto a dover passare lunghi periodi di recupero a letto, al buio e necessariamente supino per non compromettere il risultato dell’operazione.


Quella che fino a non molti anni fa era un’operazione disagevole e dolorosa, oggi è diventata una prassi in day hospital: l’intera operazione viene infatti condotta in meno di un’ora e il paziente può ritornare a casa quasi subito con un collirio adeguato da mettere per qualche giorno, senza punti di sutura o bendaggi particolari al di fuori di un patch da tenere per qualche ora.

La storia in pillole

La facoemulsificazione è stata ideata alla fine degli anni sessanta da un oftalmologo ispirato da un dentista.
Il Dr. Charles D. Kerlman, infatti, vide il suo igienista dentale utilizzare uno strumento ad ultrasuoni durante la pulizia dei denti ed ebbe l’intuizione che questo avrebbe cambiato per sempre il volto dell’oftalmologia.

Dr. Charles Kelman, MD