Set
05
Artisti e cataratta: Claude Monet

Chi non conosce le splendide ninfee dell’impressionista francese Claude Monet? Il pittore ci ha lasciato più di duecento quadri di meravigliosi scorci con fiori dai colori brillanti, un giardino in stile giapponese che comunica pace e serenità all’occhio dello spettatore. Un giardino fortemente voluto da Monet e che ora si può visitare a Giverny, vicino a Parigi.

Una lunga e sofferta malattia

I referti medici pervenuti fino ai giorni nostri però testimoniano che Claude Monet soffriva di cataratta bilaterale che si è complicata particolarmente nel periodo tra il 1912 e il 1922. Questo fu un motivo di stress per il pittore francese, che non riusciva più a vedere i colori brillanti come prima a causa dell’opacizzazione del cristallino in entrambi gli occhi. Consultò molti oftalmologi e la paura di perdere la vista si faceva sentire sempre di più.

All’epoca di Monet l’operazione alla cataratta era già diffusamente praticata. Non era neanche lontanamente sicura ed avanzata come quella odierna, ma già allora questo tipo di intervento poteva salvare la vista dei pazienti. Tutti gli oculisti consultati da Monet gli suggerirono di sottoporsi alla chirurgia almeno per l’occhio con la cataratta più grave.

Nel 1912, quando iniziò ad accusare i primi sintomi di una vista alterata, Claude Monet rifiutò categoricamente la chirurgia. Perché? Il pittore era preoccupato che la chirurgia potesse alterare la sua percezione dei colori, cosa che sappiamo non essere vera. 

Le difficoltà per un grande artista

I veri problemi per Monet arrivarono verso il 1914-1915 quando la sua vista davvero iniziò a compromettere la sua arte. Monet scriveva: “I colori non hanno più la stessa intensità… i rossi iniziano a diventare opachi. La mia pittura sta diventando sempre più scura”. La cataratta stava peggiorando al punto tale che il pittore non riusciva più a distinguere i colori dei tubetti di pittura, trovandosi costretto a mettervi delle etichette per poterli distinguere.

img1 Monet e la cataratta

L’influenza sulla pittura di Monet

Come poteva quindi Monet dipingere dei così bei quadri dai colori brillanti con questo problema? Secondo lo studio di un oftalmologo americano, Michael Marmor, Monet dipingeva per esperienza, spinto dall’abitudine e accostando certi tipi di colori, il punto forte nella pittura impressionista. 

Con il passare del tempo, la situazione di Monet si complicò così tanto da fargli temere di dover posare per sempre pennello e tavolozza. Dipingeva solo in alcune ore del giorno, ed era consapevole della perdita di definizione dei colori causata dalla patina giallognola attraverso cui i suoi occhi filtravano la luce 

Il significato dei colori

Tuttavia, nonostante l’abilità di Monet e i modi per ingannare la cataratta, la sua pittura cambiò moltissimo dai primi dipinti con le ninfee del 1899 a quelli del periodo in cui gli fu diagnosticata la cataratta. I colori delle sue ninfee divennero più torbidi, scuri, con l’assenza di colori come l’azzurro. Le forme diventarono più astratte e meno definite, con delle pennellate più larghe.

L’operazione 

Nel 1922 si rivolse ad un oftalmologo francese, il dottor Charles Coutela, che gli consigliò di sottoporsi alla chirurgia. Monet rifiutò, spaventato dalle chirurgie non andate bene che avevano coinvolto altri artisti suoi conoscenti, Honoré Daumier e Mary Cassat. Il dottor Coutela gli prescrisse un collirio midriatico per dilatare le pupille in modo da far entrare più luce nell’occhio, pratica che migliorò solo temporaneamente la situazione. Nel 1923 Claude Monet si operò finalmente di cataratta all’occhio destro. 

L’operazione alla cataratta all’epoca non era come quella odierna: non veniva impiantata alcuna lente oculare, ma veniva rimossa parzialmente l’iride per estrarre il cristallino. Il paziente doveva poi utilizzare degli occhiali speciali. 

Una lunga e sofferente convalescenza

img3 monet cataratta

Il tempo di guarigione però era lungo. Immobilizzato in posizione supina, con borse di sabbia intorno per impedire qualsiasi movimento, Monet iniziò a diventare impaziente e non seguì alla lettera le istruzioni del dottor Coutela, rendendo il periodo post operatorio un incubo per entrambi. Infelice ed esasperato, scrisse al suo oculista:

“Con molto sconforto, rimpiango di essermi sottoposto a questa fatale operazione. Mi scusi se parlo in modo così schietto, ma mi lasci dire che è da criminali l’avermi messo in questa situazione”. 

Non riusciva inoltre ad abituarsi agli spessi occhiali che doveva portare, che distorcevano le immagini e ne alteravano le proporzioni.

Una splendida ripresa

Nonostante le difficoltà, dopo l’operazione Monet si accorse che i suoi dipinti durante il periodo con la cataratta non erano quello che voleva ottenere, arrivando a distruggerne molti. Quelli che ci sono pervenuti sono stati salvati dalla famiglia e dai suoi amici.

img2 monet e cataratta

Dopo l’operazione alla cataratta, Monet riuscì ad ultimare il grande quadro con le ninfee esposto oggi, in tutta la sua bellezza, al Museo dell’Orangerie di Parigi. I suoi dipinti recuperarono i colori brillanti, dal blu al verde, che richiamavano i primi dipinti delle ninfee e del suo giardino.

I grandi maestri, anche nei momenti di difficoltà, riescono a trovare il modo per continuare ad eseguire opere straordinarie. Pensate però quanti capolavori avrebbe potuto fare in più Claude Monet se si fosse operato prima alla cataratta, e come questa semplice chirurgia gli ha salvato la vista.